Alcol e giovani: perché si beve per divertimento

L’alcol accompagna l’uomo sin dagli albori della sua avventura sulla Terra. Già nella Bibbia si narra di come Noè durante il faticoso processo della costruzione dell’Arca si abbandono all’ebrezza dei “frutti della vite”.

Ma al di là di menzioni in testi, canzoni e film celebri, l’alcol, come ogni altra sostanza assunta in dosi superiori a quelle consigliate, fa male. Gli italiani hanno in genere il loro “battesimo dell’alcol” in famiglia, quando sono giovanissimi e ancora controllati dai genitori. Crescendo, stando sempre più tempo fuori casa e sempre più tempo con gli amici, quella che era un’eccezione in famiglia diventa in molti casi una prassi da compagnia, e da lì all’assunzione di quantità alcoliche preoccupanti il passo è sempre brevissimo.

La ragione di una tale escalation delle dosi, tra l’altro, non è impossibile da individuare: nel momento in cui il ragazzino diventa un giovanotto, inizia a frequentare locali, ambienti, eventi e punti di ritrovo in cui le bevande alcoliche sono sempre presenti. L’alcol viene venduto in discoteca, nei bar, ai concerti, alle sagre di paese e – per stessa natura del locale – nei pub. Tutte circostanze in cui la popolazione giovanile si trova spesso aggregata in comitiva.

A ciò si aggiunga che nel periodo adolescenziale o preadolescenziale il ragazzo inizia a sperimentare le relazioni con l’altro sesso, ed in questo caso l’alcol ha la triplice funzione – solo apparentemente positiva – di abbassare timidezza e freni inibitori, di innalzare il grado di coraggio e di fungere quasi come rito di passaggio dall’età fanciullesca a quella adulta, oppure per festeggiare ricorrenze particolari come il superamento degli esami universitari o il conseguimento della patente (oh l’ironia…!).

Questo non significa che ogni giovane finisca inevitabilmente per abusare d’alcol, ma che il rischio è concreto per ogni individuo. La prima ripercussione nota dell’alcol su qualsiasi corpo umano, si sa, è quella di conferire una maggiore leggerezza ai sensi, alla mente e al corpo.

Ed in una società sempre più frenetica, concorrenziale e anestetizzata dalla dilagante diffusione dei social network, a volte rifugiarsi nell’alcol può essere l’unica soluzione per sfuggire alle catene della quotidianità.

D’altronde, un bicchiere di vino non ha mai ucciso nessuno. Il consumo incontrollato, invece, va evitato a tutti i costi e a qualsiasi età.